Parte la Golden Globe Race, al via anche Cantini e Lodolo

Sport

06/09/2026 - 09:44
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“Il mare non lo conquisti mai. L’unica speranza è quella di non farsi sopraffare, dal mare”.

Non poteva esser pronunciata frase migliore per spiegare con quale emozione Guido Cantini si appresti a partire oggi, 6 settembre 2026, da Les Sables-d’Olonne per la Golden Globe Race. Non una sfida al mare né l’idea di sconfiggere qualcosa o qualcuno. Piuttosto il desiderio, inseguito per anni, di riuscire a compiere un giro del mondo in solitario, senza scalo e senza assistenza, accettando fin dall’inizio che sarà il mare a stabilire fino a dove gli sarà concesso arrivare. Guido partirà a bordo della sua Hannah of Cowes, il Vancouver 34 che ormai da anni è parte di questo progetto e, in qualche modo, della sua vita. Sulla stessa linea di partenza ci sarà anche Andrea Lodolo sul Rustler 36 BiBi e sono i primi velisti italiani a prendere ufficialmente il via alla Golden Globe Race, rinata nel 2018: Francesco Cappelletti quell’anno non riuscì a essere pronto per la partenza ufficiale e salpò venti giorni più tardi, fuori classifica nella Carozzo Class; dopo avere attraversato l’Equatore fu costretto a fermarsi in Brasile per un’avaria al timone e successivamente abbandonò il tentativo. Guido Cantini invece si era già iscritto per l’edizione del 2022, ma dovette rinunciare prima del via. Molto prima di loro, nella Golden Globe originaria del 1968, Alex Carozzo era partito regolarmente da Cowes con il ketch di 20 metri Gancia Americano, ma fu costretto al ritiro dopo due settimane per un’ulcera che richiese un intervento chirurgico d’urgenza.

Per i concorrenti l’avventura comincia molto prima delle circa 30.000 miglia che li attendono. Comincia dal riuscire a esserci sulla linea di partenza. Racconta Guido da noi raggiunto telefonicamente alla vigilia: “È stato un percorso veramente lunghissimo, a tratti faticoso, a tratti triste. Le ragioni per cui non ho partecipato all’edizione del 2022 sostanzialmente sono tristi. Questo non ha fatto altro che aumentare la mia determinazione nel raggiungere questo obiettivo, desiderato e perseguito a lungo”.

Guido Cantini

Per chi nel mondo della vela conosce Guido Cantini, vederlo oggi dall’altra parte dell’obiettivo fotografico ha anche qualcosa di particolare. Guido è stato per molti anni uno dei fotografi professionisti più conosciuti della vela e degli sport acquatici, presente sui campi di regata internazionali e particolarmente legato anche al mondo degli yacht classici. Ha raccontato il mare attraverso le immagini, spesso cercando quell’istante nel quale una barca, un’onda o un equipaggio riescono a restituirne tutta la forza. Poi ha cominciato a viverlo da un’altra prospettiva, sempre più lontano dalla costa e sempre più in solitario. Fotografia, regata, navigazione oceanica: angolazioni diverse di una passione che evidentemente non si è mai lasciata circoscrivere a un solo punto di vista. Anche per questo colpisce sentirlo parlare della partenza non come dell’inizio dell’impresa, ma come del primo grande risultato. “Non siamo professionisti, siamo Corinthians, come dicono gli inglesi”. Velisti dilettanti nel senso più nobile e antico del termine, costretti a mettere insieme il tempo sottratto al lavoro e alla famiglia, la preparazione fisica e mentale, la barca e naturalmente le risorse economiche. “Riuscire anche solo ad arrivare alla linea di partenza è tanta roba, è veramente tanta roba. È difficilissimo perché devi mettere insieme tanti fattori: quello economico certamente, il tempo, la preparazione personale”. E tutto questo soltanto per potere cominciare.

Da oggi la scala delle difficoltà cambierà completamente. La Golden Globe Race porta deliberatamente i suoi concorrenti indietro nel tempo: barche progettate prima del 1988, niente GPS per la navigazione, niente strumenti elettronici moderni sui quali fare affidamento per stabilire la propria posizione. Sestante, bussola, carte nautiche e una vita di bordo che per mesi sarà ridotta allo spazio di una barca di poco più di dieci metri. Guido non sembra avere dubbi su quale sarà la prova più dura: “Credo che l’aspetto più difficile sarà quello mentale. Stare da soli in condizioni non propriamente gradevoli in dieci metri di barca per sette-otto mesi, se non di più, è una grandissima sfida di per sé. E affrontare tutto quello che il mare ci tirerà addosso, per quanto io adori il mare, sarà veramente impegnativo”.

Poi arriva quella frase che vale più di qualsiasi dichiarazione programmatica. “Il mare non lo conquisti mai. L’unica speranza è quella di non farsi sopraffare, è l’unico augurio che ho. Il mare va sempre trattato con estremo rispetto e perciò non sono qui per conquistare niente, né tantomeno battere nessuno. La mia speranza è di riuscire a concludere questo giro”.

L’altro italiano al via, Andrea Lodolo, arriva a Les Sables-d’Olonne attraverso una storia molto diversa. Milanese, dopo una lunga esperienza professionale nella finanza e nel settore marittimo ha scelto di dedicare gli ultimi tre anni quasi interamente alla preparazione della Golden Globe Race, trasferendosi anche in Bretagna per allenarsi e conoscere sempre meglio la sua barca, il Rustler 36 BiBi. Alla rivista britannica Yachting Monthly ha raccontato di avere voluto abbandonare, almeno per questo periodo della propria vita, le certezze costruite nella carriera per tornare nella condizione di chi deve imparare tutto nuovamente.

Andrea Lodolo

“Il sacrificio è la preparazione, la gioia è il viaggio” una frase che, pur partendo da una sensibilità diversa, finisce per avvicinarsi molto al pensiero di Guido: essere arrivati fin qui costituisce già una parte essenziale dell’esperienza. Lodolo racconta anche di voler ritrovare in mare una percezione più diretta della realtà, senza il filtro continuo di algoritmi, reti e raccomandazioni digitali, e definisce la Golden Globe un tributo ai navigatori del passato. Per entrambi, da oggi, tutto ciò che è stato preparato a terra dovrà però funzionare in mare.

“Farò del mio meglio per non deludere tutte le persone che mi hanno sostenuto nel tempo, in primis la mia famiglia, i miei amici, la mia squadra che ha lavorato duramente per portarmi fin qua. Una piccola squadra fatta di artigiani, rigger, velai che hanno dato il 200% per farmi arrivare alla linea di partenza. Soprattutto la famiglia, che per anni ha dovuto condividere inevitabilmente questo mio sogno, anche quando significava assenze, tempo e pensieri rivolti altrove. Devo veramente ringraziarli perché senza il loro sostegno non potrei essere qua. Queste cose non sono mai fatte da una sola persona, sono fatte da tante persone che si mettono insieme e ti aiutano in modo determinante nel raggiungere il tuo obiettivo”.

Per affrontare una delle esperienze più radicalmente solitarie che si possano immaginare, occorre il supporto di tante persone, ma una volta mollati gli ormeggi Guido, Andrea e tutti gli altri velisti partecipanti resteranno davvero soli.

BiBi, il Rustler 36 di Andrea Lodolo a Les Sables d'Olonne prima della partenza

Guido non ci ha voluto fare pronostici. Sa che nella Golden Globe non esistono garanzie e che molte delle variabili decisive non dipendono dal navigatore. Arrivare nuovamente a Les Sables-d’Olonne sarebbe naturalmente il risultato più grande. Ma non considera un eventuale ritiro sufficiente a cancellare il successo che è stato  arrivare fino alla partenza: “Anche se non ce la dovessi fare, saranno stati un percorso e un’esperienza fantastica. Ho conosciuto quindici persone, gli altri partecipanti, che sono splendide, ognuna con la propria storia, il proprio carattere, persone decisamente fuori dal comune. E comunque avere il privilegio di poter trascorrere così tanto tempo in mare quando non è il tuo lavoro è eccezionale”.

Alla fine Guido ci saluta quasi sottovoce: “Spero avremo occasione di vederci presto al mio ritorno, arriverò dall’altra parte”.

Giuliano Luzzatto

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