BAT al Monaco Yacht Show 2026: dal Combat 14 al nuovo 20 metri, il ritorno di un marchio che guarda avanti

Battello pneumatico

26/09/2026 - 14:29

Monaco, 26 settembre 2026 - Ci sono marchi che ritornano sul mercato facendo leva soprattutto sulla memoria e altri che utilizzano la propria storia come punto di partenza per costruire qualcosa di nuovo. BAT appartiene decisamente alla seconda categoria e la presenza al Monaco Yacht Show 2026 ha dato una misura abbastanza precisa delle ambizioni del cantiere oggi di proprietà di Corrado Rizzardi. A Port Hercule BAT ha esposto il Combat 14, il maxi-RIB con il quale il marchio ha avviato il proprio nuovo corso, mentre durante una serata organizzata fuori salone ha tolto i veli al progetto del futuro Combat 20, sviluppato insieme all'architetto Gianluca Caputi. Due dimensioni differenti e due barche che avranno necessariamente caratteristiche diverse, ma un unico filo conduttore: costruire RIB ad alte prestazioni senza trasformare la velocità nell'unica ragione del progetto. Questo il dato più interessante emerso a Monaco, BAT vuole continuare a essere BAT, quindi, carene veloci, carattere sportivo e capacità di navigare ad andature importanti, ma intende farlo avvicinandosi sempre più al mondo dello yacht per qualità costruttiva, comfort, autonomia e possibilità di soggiornare realmente a bordo.

Sessantacinque anni di BAT

Il ritorno del marchio assume un significato particolare proprio nel 2026, anno nel quale BAT celebra 65 anni di storia. BAT appartiene a quella generazione di costruttori che ha accompagnato lo sviluppo del battello pneumatico da semplice mezzo leggero e facilmente trasportabile a vera imbarcazione destinata alla navigazione da diporto. Le origini risalgono ai primi anni Sessanta e precedono quindi l'affermazione del moderno RIB a carena rigida. Le ricostruzioni storiche disponibili e quelle che noi possiamo per memoria personale ricostruire, ricordano come i primi BAT fossero battelli di dimensioni contenute, realizzati quando il concetto stesso di rigid inflatable boat non aveva ancora assunto la configurazione che conosciamo oggi. Nel tempo il marchio si è costruito una reputazione particolare tra gli appassionati. BAT significava soprattutto carene marine, V profonde, ingressi sull'onda affilati e una spiccata predisposizione alla navigazione veloce. Una personalità abbastanza forte da lasciare una memoria ancora riconoscibile tra chi ha vissuto l'evoluzione del gommone italiano.

La storia di BAT si è successivamente incrociata con quella della famiglia Rizzardi. Nel 2007 il marchio entrò nel perimetro del Gruppo Cantieri Navali Rizzardi, durante una fase nella quale il gruppo aveva ampliato la propria presenza attraverso diverse acquisizioni nel settore nautico. Oggi è Corrado Rizzardi a guidarne il rilancio.

Una scelta che non appare casuale considerando il suo rapporto con le alte prestazioni, Corrado proviene anche dall'offshore agonistico: insieme al padre Gianfranco e al fratello Damiano ha legato il nome della famiglia alle competizioni motonautiche e ai titoli mondiali conquistati all'inizio degli anni Duemila. È un'esperienza che nel nuovo BAT non è proposta come semplice elemento biografico, ma entra nella cultura tecnica del prodotto.

Lo stesso Rizzardi, presentando il nuovo corso del marchio, ha sintetizzato la filosofia del progetto in tre concetti: velocità, comfort e personalizzazione. Il sito ufficiale BAT identifica proprio in questi elementi la continuità fra heritage e nuova produzione.

Combat 14, il primo BAT della nuova generazione

Il protagonista della presenza BAT al Monaco Yacht Show è stato il Combat 14, esposto nella Tender Area di Port Hercule. La scheda ufficiale del MYS riporta una lunghezza di 14,02 metri e una larghezza di 4,62 metri per l'esemplare 2026 presente al salone. Il cantiere indica per il modello una lunghezza fuori tutto di 14,10 metri, 13,60 metri di lunghezza di omologazione e 4,62 metri di larghezza, con capacità massima di 16 persone. Il progetto nasce dall'intuizione di Corrado Rizzardi e dal lavoro condotto con il responsabile di produzione Alessandro Gioia e con l'architetto Gianluca Caputi di Caputistudio, cui è affidata la definizione del linguaggio stilistico della nuova generazione BAT.

Non si è cercato di cancellare il passato, alcuni elementi sono stati deliberatamente reinterpretati. I tubolari rimangono bassi, vicini alla superficie dell'acqua, mentre il grande T-Top introduce il profilo a “coda di pipistrello”, evidente richiamo al simbolo storico BAT. Anche il parabrezza rovesciato contribuisce a costruire una silhouette immediatamente riconoscibile.

Sotto queste scelte stilistiche c'è però un progetto profondamente contemporaneo. La carena è a doppio step, sviluppata con l'obiettivo di diminuire la resistenza idrodinamica e controllare l'assetto alle alte velocità. Scafo e coperta sono costruiti in Kevlar, soluzione scelta per combinare rigidità strutturale e contenimento dei pesi.

1.200 cavalli e 60 nodi, ma la velocità non basta

La propulsione del Combat 14 è affidata a due fuoribordo da 600 CV, per complessivi 1.200 cavalli.

BAT dichiara una velocità di crociera di 44 nodi e una massima di 60 nodi, con 1.200 litri di carburante nella configurazione standard, incrementabili a 1.600. Numeri che collocano senza esitazioni il Combat 14 nel segmento dei maxi-RIB ad alte prestazioni, ma che raccontano soltanto una parte del progetto.

Particolarmente interessante è, per esempio, il lavoro svolto sulla gestione dell'assetto. BAT si è affidata a Top System, azienda italiana con una presenza internazionale nel settore dei sistemi di propulsione e controllo dell'assetto, per sviluppare una soluzione Easy Lift realizzata custom in alluminio. Il sistema consente di modificare verticalmente la posizione dei motori, permettendo di ottimizzare l'assetto dell'imbarcazione in funzione della velocità, del carico e delle condizioni di navigazione. Si tratta di un particolare tecnico che aiuta a comprendere l'approccio scelto dal cantiere: le prestazioni non sono ricercate semplicemente installando molta potenza a poppa, ma lavorando sull'interazione tra carena, propulsione, distribuzione dei pesi e controllo dinamico dell'imbarcazione.

Un RIB sul quale si può realmente soggiornare

Il passaggio forse più interessante riguarda però l'abitabilità, perché 60 nodi impressionano, ma oggi non sono sufficienti per definire un maxi-RIB premium.

Il Combat 14 è stato progettato per essere utilizzato come grande day boat e luxury tender, ma anche per consentire all'armatore di trascorrere più giorni a bordo. A prua una chaise longue dialoga con una seduta a V e con un tavolo abbattibile, trasformando l'area in un grande prendisole. A poppa gli spazi sono pensati per la vita all'aperto e per mantenere un rapporto diretto con il mare.

Sottocoperta cambia ulteriormente la percezione della barca. La cabina matrimoniale e il bagno separato a tutta larghezza non hanno l'impostazione di ambienti ricavati semplicemente per aggiungere due posti letto alla scheda tecnica. C'è invece una ricerca evidente sulla qualità dello spazio, sulla luce e soprattutto sui materiali. Ed è proprio qui che il Combat 14 rivela una parte importante della filosofia BAT.

 

Teak vero e materiali naturali: la qualità che si può toccare

In un mercato nel quale superfici sintetiche, laminati e materiali compositi consentono ormai di riprodurre quasi qualsiasi essenza e finitura, BAT ha scelto una strada differente.

Negli interni il teak assume un ruolo centrale, affiancato da Alcantara e da finiture curate artigianalmente. Materiali che abbiamo potuto toccare con mano apprezzando negli interni le dimensioni di bagno e letto, con altezza in cabina confortevole anche per armatori nordici, poi climatizzazione, illuminazione LED e un sistema di aperture composto da quattro oblò e tre superfici vetrate superiori destinate a portare luce naturale sottocoperta. Tutti dettagli dai quali è più facile lasciarsi affascinare che descrivere, il legno massello restituisce peso, consistenza, venatura e temperatura al tatto. Una sensazione, sempre meno scontata anche su imbarcazioni costose, che permette di riconoscere immediatamente un ambiente costruito con materiali naturali.

Entrando sottocoperta sul Combat 14 non si ha quindi semplicemente la percezione di trovarsi all'interno di un grande gommone veloce. La sensazione è più vicina a quella di salire a bordo di uno yacht ben costruito, nel quale falegnameria, materiali e qualità dell'assemblaggio fanno parte dell'esperienza tanto quanto le prestazioni della carena. Riteniamo questa scelta coerente con la direzione nella quale BAT sembra voler portare la propria produzione: performance senza rinunciare a quella qualità tangibile che un armatore continua a riconoscere con gli occhi, ma soprattutto con le mani.

Dal Combat 14 al Combat 20

Se il Combat 14 è il presente, durante i giorni del Monaco Yacht Show BAT ha voluto mostrare anche il prossimo passo. In occasione di una serata organizzata fuori dal salone è stato infatti presentato il progetto del Combat 20, ancora una volta firmato dall'architetto Gianluca Caputi.

Le informazioni tecniche definitive sono al momento volutamente limitate e sarebbe prematuro descrivere una configurazione che potrà ancora evolvere durante lo sviluppo. Quanto anticipato consente però di comprendere la portata del progetto. Il nuovo BAT dovrebbe raggiungere i 20 metri e mantenere il family feeling introdotto dal Combat 14, con tubolari bassi e bicolore, parabrezza rovesciato e reinterpretazione del caratteristico hard-top ispirato alla coda di pipistrello. La potenza complessiva annunciata è nell'ordine dei 4.000 HP accoppiati a eliche di superficie Top System. Concentrarsi esclusivamente su questo dato significherebbe probabilmente perdere il senso dell'operazione. A 20 metri BAT entra in una dimensione differente, gli spazi disponibili permettono di sviluppare ambienti interni, aree living, servizi e possibilità di stivaggio con logiche proprie di uno yacht, pur conservando le caratteristiche dinamiche e il rapporto immediato con il mare tipici di un grande RIB.

Il Combat 20 può quindi diventare il modello con il quale BAT porta alle conseguenze più interessanti il concetto sperimentato sul 14 metri: unire prestazioni elevate e vera capacità di soggiorno a bordo.

Performance e crociera non sono più mondi opposti

Una risposta all'evoluzione dello stesso mercato dei maxi-RIB, perché le dimensioni sono cresciute, così come sono cresciute le aspettative degli armatori. Chi sceglie oggi un battello di 14, 16 o 20 metri non cerca necessariamente un mezzo da utilizzare poche ore per raggiungere rapidamente una destinazione, ma anche navigare lungo costa per alcuni giorni, spostarsi velocemente tra isole distanti, trascorrere un fine settimana a bordo o utilizzare il RIB come vera imbarcazione principale.

Questo richiede carene efficienti e potenza, ma anche autonomia, protezione, cucina, climatizzazione, capacità di stivaggio, cabine realmente utilizzabili e bagni progettati con criteri da yacht, BAT sembra avere individuato precisamente questo spazio.

Corrado Rizzardi lo aveva anticipato già lo scorso maggio, spiegando che il Combat 14 rappresentava soltanto l'inizio di un progetto più ampio e che il cantiere stava lavorando sia su modelli più compatti sia su unità di dimensioni superiori, mantenendo come riferimenti qualità, innovazione e design. Monaco ha dato la prima risposta concreta a quelle parole.

BAT riparte dalla propria identità

La sfida, ora, sarà trasformare un ritorno molto atteso dagli appassionati in una gamma coerente, BAT dispone però di un vantaggio che non si costruisce rapidamente: un'identità.

Il profilo basso sull'acqua, la vocazione per le alte velocità, le carene pensate per affrontare il mare anche quando le condizioni meteo cambiano e quel nome che conserva ancora una capacità evocativa particolare tra chi conosce la storia italiana del battello pneumatico rappresentano un patrimonio sul quale lavorare. Il Combat 14 dimostra però che Corrado Rizzardi non intende limitarsi a riproporlo. Kevlar, carena a doppio step, gestione elettronica dell'assetto, 1.200 cavalli, sistemi Top System e 60 nodi appartengono al BAT del presente, come teak, falegnameria, comfort sottocoperta e attenzione alla permanenza a bordo.

E il Combat 20 presentato a Monaco sposta ancora più avanti il limite.

La velocità continuerà inevitabilmente a essere parte del DNA del marchio. Sarebbe difficile immaginare il contrario per BAT e ancora più difficile farlo con Corrado Rizzardi alla guida del progetto. Ma il messaggio arrivato dal Monaco Yacht Show 2026 è che andare forte non sarà sufficiente. Il nuovo BAT vuole arrivare veloce, ma vuole anche permettere all'armatore di restare a bordo quando arriva a destinazione.

Con spazio, comfort e materiali capaci di ricordargli, ogni volta che appoggia una mano sul teak, che si trova ancora su una barca costruita per chi ama davvero il mare.

 Angelo Colombo

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