Valentina Gandini, AD di Mylius Yachts

Una donna al timone di Mylius Yacht: Valentina Gandini

Editoriale

04/11/2021 - 15:48
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Valentina Gandini, 43 anni, da oltre 20 al fianco del padre Luciano nelle aziende di famiglia, ha recentemente assunto la carica di Amministratore Delegato del cantiere Mylius Yachts. Una donna alla guida di un cantiere nautico sarebbe stata cosa impensabile fino a poco tempo fa: “È stata una conseguenza naturale di dieci anni di lavoro in cantiere al fianco di mio padre” - confessa Valentina con la sicurezza di chi ha fatto una grande esperienza sul campo e approccia la conduzione di un’azienda avendo una visione chiara degli obiettivi. Padre e figlia condividono la grande passione per la vela “Siamo armatori di yacht a vela da sempre, una passione che viene da lontano, da quando mio padre fece la sua prima regata con gli amici e giurò a sé stesso che avrebbe vinto la successiva. Da allora tante barche, una lunga serie di “Twin Soul”, fino ad arrivare al Mylius 65.

“Fu proprio il 65 piedi a portarci a diventare gli azionisti di maggioranza del cantiere, da semplici armatori - racconta Valentina. A invitarci a bordo di un Mylius, allora prodotti a Gaeta, è stato Mauro Montefusco che si occupava della gestione delle nostre barche, supportandoci per tutto quello che atteneva le regate. Il cantiere ci piaceva, si vedeva che era una bella realtà, il potenziale di crescita era evidente, mancava però l’organizzazione aziendale. Per diventare solidi e acquisire un posto al sole sul mercato si rendeva necessario un altro tipo di approccio”.

“Proprio quella struttura che la famiglia Gandini poteva offrire grazie all’esperienza nel mondo del packaging dove è riconosciuta a livello internazionale per il brevetto della ‘maniglia’ di trasporto delle confezioni di acqua minerale, oltre a tante altre innovazioni nel medesimo settore – continua nel racconto. Si decise di esporre il Mylius 65 al Salone Nautico di Genova, fu subito un successo perché era stato creato un Mini Maxi alla portata, se non di tutti, di molti. Da diversi anni ormai il cantiere è stato trasferito a Podenzano, in provincia di Piacenza, vicino alle aziende di famiglia perché, crescendo di misura nella produzione, avevamo bisogno di maggiore spazio. Oggi abbiamo una realtà di 26mila metri quadri con eliporto e spazi adeguati per tutti i dipartimenti, con 30 dipendenti più i collaboratori esterni”.

Su cosa avete puntato per fare passi avanti?

“Su una gamma in sviluppo verso l’alto, abbiamo raffinato l’estetica e il lifestyle, strizzando l’occhio al lusso. Ho seguito personalmente tutta questa fase di sviluppo perché dal 2013 ho iniziato a seguire il marketing e le attività commerciali. All’inizio abbiamo affiancato tutti i soci del cantiere, per giungere alla fine dello scorso anno quando abbiamo completato il processo di acquisizione con un investimento totale di dieci milioni di euro. In questi anni abbiamo costruito un brand e oggi, con la gestione totale e diretta, abbiamo deciso di premere sull’acceleratore”.

Quale direzione volete dare alla flotta Mylius?

“Manterremo il family feeling che ci contraddistingue ma che facciamo crescere e rinnoviamo ogni giorno. Utilizzeremo ancora meglio il carbonio per i fast cruiser-racer, divertenti in regata, ma allestiti per far vivere una bella esperienza alle persone a bordo.

In particolare, a breve partirà la costruzione del primo M72, un modello che riteniamo sarà un punto di svolta per Mylius. Si tratta di un performance cruiser in pre-preg di carbonio progettato da Shaun Carkeek, le linee sono frutto della sua esperienza sui racer puri molto tirati, mentre gli interni, leggerissimi e semplici ma di alto design, sono dello studio Parisotto e Formenton”.

“Cresceremo un po’ di taglia e l’ammiraglia sarà più grande, 90-92 piedi, e parallelamente svilupperemo il brand anche nel lifestyle creando sinergie con il mondo del design: presto uscirà una capsule collection di mobili e complementi di arredo outdoor a firma Mylius, in collaborazione con uno noto studio milanese di design”.

“Poi ci sarà una ‘doppia divagazione’ nello yachting a motore, con un catamarano la cui costruzione sta partendo e con una moderna e originale navetta di 60 piedi della quale avremo modo di parlare in futuro”.

“Dopo un grande lavoro di pianificazione durato oltre un anno, con una ricerca di mercato per capire come valorizzare e internazionalizzare il brand, abbiamo approntato un progetto triennale di marketing con tanti eventi puntando sulla maggiore conoscenza del brand per il 2021- 2022”.

Quanto sono importanti i saloni nautici?

“I saloni sono fondamentali per un prodotto emozionale come il nostro, dove il contatto umano e la possibilità di spiegare la barca in presenza sono decisivi per acquisire il cliente. Penso che i saloni virtuali potranno convivere con quelli fisici e che sia anche necessario generare eventi, minori dei saloni, ma certamente utili”.

Tante le attività, ma resta ancora un po’ di tempo per andare in barca e fare regate? “Resta la perosnale passione per le regate con mio padre. Organizzo io crew e logistica, come ho sempre fatto. Prima di tutto sono una grande appassionata di vela. Mio padre resta il mio consigliere, guida morale e spirituale, tutto lo scambio tra me e lui è costruttivo e generazionale, grazie alla sua esperienza le scelte sono più ponderate”.

Emanuela di Mundo

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