L’ing. Riccardo Verde, amministratore unico di Schenker Watermakers

L’ing. Riccardo Verde, amministratore unico di Schenker Watermakers

Schenker Watermakers: evoluzione dei dissalatori e nuovi trend del settore

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05/01/2026 - 16:34

 

 

Abbiamo intervistato l’ing. Riccardo Verde, amministratore unico di Schenker Watermakers, azienda italiana specializzata nella produzione di dissalatori marini a recupero energetico, che sin dal 1998, anno della sua fondazione, ha sempre caratterizzato la sua presenza nel mercato proponendo soluzioni spesso innovative e quanto più affidabili. Nell’incontro abbiamo affrontato il tema dell’evoluzione tecnologica e il trend di mercato nel comparto dello yachting che include l’ambito di unità sempre più grandi. Riccardo Verde offre insight su innovazioni emergenti, connettività di bordo e dinamiche di domanda tra prima installazione e refit.

PressMare - Innovazione tecnologica: qual è, secondo lei, il prossimo step nei sistemi di dissalazione?

Riccardo Verde - Nel medio-lungo termine, le tecnologie basate su materiali come il grafene potrebbero segnare una svolta per le membrane a osmosi inversa. A differenza delle membrane tradizionali, multistrato e di spessore maggiore, una membrana atomica di grafene consentirebbe un passaggio dell’acqua quasi senza resistenza, riducendo significativamente la pressione operativa e il consumo energetico complessivo nelle fasi di separazione sale-acqua. In tal senso, l’adozione di membrane di nuova generazione potrebbe rendere il processo di dissalazione più “semplice” e meno gravoso in termini di potenza richiesta da pompe e sistemi ausiliari. Questo sviluppo — se realizzato su scala industriale — potrebbe abbassare i costi di produzione di acqua dolce dal mare, similmente all’effetto di un colino estremamente efficiente.

Il grafene permette quindi di immaginare membrane ultrasottili con potenziale riduzione significativa del fabbisogno energetico rispetto alle tecnologie attuali.

Qube, il più recente dei sistemidi Schenker Watermakers: un dissalatore per soddisfare le esigenze di chi cerca prestazioni elevate e minimo ingombro

PM - Quale impatto avrebbe sul bilancio energetico di bordo?

RV - L’eliminazione della necessità di pompe ad alta pressione, grazie a membrane ultra-efficaci, ridurrebbe drasticamente il consumo energetico. Meno sistemi complessi e minore richiesta di potenza significherebbero una produzione di acqua dolce più efficiente, con vantaggi anche sul carico elettrico complessivo dell’imbarcazione.

PM – IoT, l’acronimo di Internet of Things (Internet delle Cose), è una tecnologia che si sta diffondendo rapidamente ai sistemi bordo, sempre più spesso integrati e interfacciati ma anche capaci di trasmettere e ricevere dati tramite una rete, anche da remoto. È così anche per i vostri dissalatori?

RV - Sì. La connettività evoluta è un driver infrastrutturale per i nuovi impianti Schenker. Oggi, ad esempio, i nostri dissalatori delle produzioni più recenti sono già in grado di interfacciarsi con gli schermi multifunzione touch screen dei principali player, tipo Garmin o B&G, consentendo un’integrazione più stretta tra comando macchina e strumenti di navigazione. La visualizzazione su schermo comprende lo stato della macchina, accesa o spenta, pressione di esercizio, salinità dell’acqua prodotta, allarmi e anomalie. Il dissalatore è quindi parte dell’ecosistema di bordo e non è più un’unità separata.

Il sistema d'interfaccia Schenker disponibile con i principali display di bordo

Il passo successivo riguarda l’implementazione di cloud connectivity e sistemi di diagnosi remota avanzata basati su intelligenza artificiale. Questi sistemi elaborano grandi quantità di dati operativi e storici per ottimizzare la manutenzione predittiva, supportando sia l’armatore sia il produttore nella gestione dei componenti soggetti a usura.

PM – Gli apparati saranno quindi dotati di sensori e di una centralina di comunicazione…

RV – Esattamente. In questo modo si possono monitorare pressione, portata, temperatura, assorbimenti elettrici, ore di lavoro, il tutto collegato a una centralina elettronica capace di trasmettere e ricevere dati tramite una rete (di bordo o esterna). Come diceva prima lei, la macchina non lavora più isolata, ma diventa un nodo attivo di un sistema digitale.

PM - Questa connettività come può tradursi in vantaggi per l’utente finale, l’armatore e/o il comandante della barca?

RV - Una diagnosi intelligente e reportistica automatizzata migliorano l’esperienza dell’utilizzatore finale e l’efficienza operativa del service, con benefici su affidabilità e durata dell’impianto. La nostra roadmap prevede l’implementazione di funzionalità cloud dirette, che facilitano l’interazione uomo-macchina e la manutenzione preventiva.

La linea ZEN dei dissalatori Schenker Watermakers

PM – Si è da poco concluso il METS di Amsterdam: come valuta l’edizione di quest’anno e il ruolo dei saloni di settore?

RV - Il METS resta un appuntamento imprescindibile per un operatore che assume una visione strategica: è un nodo di incontro con dealer, distributori e cantieri e una vetrina per le novità tecnologiche. Nonostante i costi elevati di partecipazione, il rapporto costi/benefici è ancora molto alto, giustificando la presenza diretta dell’azienda. La possibilità di confrontarsi con interlocutori professionali in pochi giorni è un asset focale nella gestione commerciale e di prodotto.

PM – Dal suo punto di vista privilegiato di operatore del settore, qual è la situazione attuale del mercato nautico?

RV - Il momento è complesso. La piccola nautica soffre, in parte a causa delle dinamiche economiche globali e della contrazione della classe media. La domanda si sta spostando verso la fascia alta, sia di imbarcazioni sia di accessori, dove la propensione all’investimento rimane più solida. Questo trend è trasversale nei principali paesi europei e si riflette anche in aree emergenti come il Medio Oriente, dove però la clientela finale include molti operatori europei, portando con sé dinamiche di mercato simili.

Ritengo che il 2026 potrà mostrare segnali migliori, con una possibile stabilizzazione dopo il 2025, pur in un quadro ancora sfidante.

PM - Come si distribuisce il vostro business tra prima installazione e refit?

RV - La durata media di un dissalatore è resa robusta da un ciclo di vita attorno ai 15 anni. Nei periodi di boom, la quota maggiore è legata alla prima installazione su unità nuove. In momenti più difficili, come quello attuale, cresce il segmento refit, con proprietari che investono nella manutenzione e aggiornamento delle macchine esistenti. È un indicatore della maturità del parco imbarcazioni e di come la domanda possa spostarsi a seconda del contesto economico.

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