Il polo Lusben a Viareggio

Il polo Lusben a Viareggio

Lusben, 70 anni nello yacht refit: da Viareggio allo sviluppo del polo di Livorno

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03/07/2026 - 09:30
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Settant'anni sono un'età che nel mondo industriale italiano si guarda con rispetto. Non capita spesso di arrivare a quella soglia con un'identità ancora nitida, un mercato in crescita e un piano di sviluppo concreto sul tavolo. Lusben ci è arrivata, e lo ha fatto percorrendo una strada che racconta tanto di sé quanto dell'intera nautica italiana.

Era il 1956 quando Luschi e Benelli fondavano a Viareggio la Lusben Craft. La città toscana stava attraversando una delle sue trasformazioni più silenziose e decisive: le barche da lavoro cedevano il passo agli yacht da diporto, e quello che era un porto di pescatori e maestri d'ascia stava diventando uno dei poli emergenti dello yachting mondiale. In quel contesto operava già Benetti, impegnata a costruire yacht di grandi dimensioni e a dare alla nautica italiana un nome riconoscibile oltre confine. Lusben nasce in questo ecosistema, ne respira la cultura manifatturiera, e fin dall'inizio sceglie una specializzazione che all'epoca era tutt'altro che scontata: il refit come processo strutturato, non come rattoppo d'emergenza. È una distinzione che conta. Trattare la manutenzione e il refitting come attività pianificate, organizzate, orientate alla qualità significava anticipare di qualche decennio una consapevolezza che oggi il mercato ha interiorizzato: lo yacht non finisce in cantiere, ci torna. E tornarci bene fa la differenza.

Il cantiere Lusben a Livorno

Il salto di scala arriva nei primi anni Duemila, quando Paolo Vitelli - fondatore di Azimut|Benetti, da 25 anni leader nelle costruzioni nautiche oltre i 24 metri - integra Lusben nel gruppo. Non è un'acquisizione di routine. È il riconoscimento che il refit è parte integrante della filiera industriale, complementare al new build, essenziale per mantenere un rapporto duraturo con l'armatore. Da quel momento Lusben cresce come divisione, non come appendice.

Oggi l'azienda opera su tre siti - Livorno, Viareggio e Varazze - con una capacità che copre unità dai 30 a oltre 100 metri. Ogni base ha la propria vocazione: Varazze lavora su unità medio-piccole, Viareggio presidia la fascia tra i 40 e i 55 metri e si prepara a crescere ulteriormente con l'introduzione di un travel lift da 720 tonnellate, mentre Livorno è diventata nel tempo il cuore pulsante per i grandi refit. Il cantiere livornese, acquisito nel 2004 e trasformato progressivamente in un hub per interventi complessi su yacht dai 50 metri in su, è dove si è concentrato oggi l'investimento più significativo: circa 12 milioni di euro destinati a bacini, piazzali e logistica, e che vedrà a breve partire una nuova tranche di investimenti per le nuove aree destinate per gli equipaggi e all'ampliamento delle infrastrutture nella Darsena Morosini. Numeri seri, per un cantiere serio: 220.000 metri quadrati tra cantiere e specchio acqueo, un bacino galleggiante da 180 metri capace di sostenere fino a 18.000 tonnellate, scanner laser e modellazione 3D per pianificare le lavorazioni.

Ferdinando Pilli, General Manager Lusben

Tra i progetti che danno la misura di cosa significhi operare a questo livello, due raccontano bene la complessità del lavoro: l'allungamento dello scafo del motoryacht Masquenada - un intervento di ingegneria navale che non si improvvisa - e il refit del Benetti Alfa, con pitturazione, impianti e interni completamente rinnovati su un'unità relativamente giovane. Non è manutenzione ordinaria. È rigenerazione.

C'è poi un segmento su cui Lusben sta scommettendo con convinzione: i sailing yacht. Storicamente meno presidiato dalla cantieristica del refit, oggi è un mercato in espansione. A Livorno è stata realizzata una keel pit dedicata, progettata per accogliere imbarcazioni con derive profonde o basculanti fino a circa 7 metri. E il personale che ci lavora porta con sé un bagaglio di competenze tecniche che non si costruisce in fretta.

Perini Belle Brise, photo credit Andrea Poerio Pitira

Il ritmo complessivo dell'azienda parla da solo: circa 80 progetti all'anno tra Livorno e Viareggio, distribuiti su base annuale - non più compressi nella stagionalità tradizionale - perché gli armatori oggi pianificano gli interventi in modo più sofisticato, coordinando i refit con le campagne nautiche in aree diverse del mondo. Il mercato, d'altra parte, spinge in questa direzione. Il parco yacht globale cresce, le unità restano in acqua più a lungo, e tra il 2026 e il 2027 si prevede un'ondata di revisioni quinquennali di classe che porterà molti armatori a intervenire ben al di là degli obblighi regolatori: aggiornamenti tecnologici, impiantistici, di layout. In un Mediterraneo dove Barcellona e Palma si muovono con sempre maggiore aggressività sul fronte del refit, Lusben risponde con un modello di controllo diretto del processo: niente frammentazione tra operatori indipendenti, coordinamento centralizzato delle lavorazioni, ufficio tecnico interno, collaborazione con il centro Stile Benetti e Yachtique per gli aspetti architettonici, figure dedicate al controllo qualità e avanzamento lavori.

Masquenada l'explorer yacht di Pier Luigi Loro Piana

Rimane aperto, però, un nodo che Lusben condivide con l'intero comparto: trovare le persone giuste. Falegnami, saldatori, elettricisti, tubisti - le figure specializzate scarseggiano, e la cantieristica italiana rischia di trovarsi a corto di quel patrimonio di competenze che ne ha fatto la storia. È una questione che non si risolve con i soli investimenti in infrastrutture: richiede un raccordo più solido tra imprese, istituti tecnici e formazione professionale. Un tema che Lusben, nel silenzio operativo che caratterizza chi ha settant'anni di storia alle spalle, sa bene di non poter ignorare. Sul fronte commerciale, intanto, l'azienda si avvicina ai clienti anche geograficamente: un sales point ad Antibes è già operativo, un nuovo ufficio a Genova è in progetto, e la presenza ai principali saloni internazionali - dal Monaco Yacht Show al Cannes Yachting Festival - contribuisce a tenere alto il profilo del marchio dove conta.

Settant'anni dopo quella prima officina viareggina, Lusben non sembra un'azienda che festeggia guardando indietro. È un'azienda che festeggia perché sa dove sta andando.

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