Draga in azione, archivio PressMare

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Dragaggi portuali e marina turistici: il nuovo decreto semplifica la gestione dei materiali di escavo

Portualità

16/02/2026 - 15:19

 

 

La gestione dei materiali derivanti dalle attività di dragaggio dei fondali è uno di quegli argomenti che solitamente interessano solo gli addetti ai lavori, ma che in realtà incidono profondamente sulla funzionalità quotidiana dei porti turistici e delle infrastrutture nautiche. Il decreto del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica del 16 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 gennaio scorso, aggiorna l'allegato tecnico al Dm 176/2016 che regola l'immersione in mare dei sedimenti escavati dai fondali marini.

Il provvedimento recepisce alcune delle richieste avanzate da Confindustria Nautica con l'obiettivo di rendere più efficienti le attività di dragaggio e manutenzione dei bacini portuali, pur mantenendo le tutele ambientali previste dal Testo Unico Ambientale. Non tutte le istanze sono state accolte, e alcuni aspetti restano oggetto di confronto tra l'associazione di categoria e le amministrazioni competenti, ma il passo avanti è concreto.

Per il comparto nautico l'aggiornamento ha un rilievo pratico immediato: le operazioni di dragaggio sono essenziali per mantenere le profondità operative nei canali di accesso, negli specchi acquei e nelle aree di ormeggio dei marina. Senza questa manutenzione, interi porti rischiano di diventare inaccessibili alle imbarcazioni di maggiori dimensioni.

Perché il dragaggio è vitale per i marina

I fenomeni di sedimentazione naturale e di trasporto solido costiero riducono progressivamente il pescaggio disponibile nei porti. È un processo lento ma inesorabile: i fondali si alzano, i canali si riempiono, gli specchi d'acqua perdono profondità. Nei marina turistici questa dinamica può diventare critica, limitando l'accessibilità alle unità con maggiore immersione, incluse imbarcazioni e yacht oltre i 20-24 metri.

Il dragaggio serve proprio a questo: ripristinare le quote progettuali dei fondali per garantire accessibilità in sicurezza, piena operatività dei canali di accesso, mantenimento della capacità ricettiva e continuità delle infrastrutture portuali. Senza dragaggio, un marina perde competitività e può trovarsi a rifiutare imbarcazioni che prima poteva accogliere.

Il problema è che la gestione dei sedimenti escavati è tecnicamente complessa e soggetta a procedure autorizzative articolate. Ed è qui che il nuovo decreto interviene con modifiche sostanziali.

Campionamento semplificato: meno analisi, più efficienza

Uno degli interventi più rilevanti riguarda le modalità di campionamento e caratterizzazione dei sedimenti nelle aree portuali. Il nuovo allegato tecnico elimina la precedente terza tipologia di area unitaria relativa alle zone di ingresso portuale, semplificando la classificazione delle aree di escavo.

Le maglie di campionamento interne sono state ridefinite con geometria rettangolare di 100 × 50 metri, in sostituzione delle precedenti maglie quadrate più fitte. Può sembrare un dettaglio tecnico, ma non lo è: questa modifica comporta una riduzione significativa del numero complessivo di campioni necessari, con effetti diretti sulla semplificazione operativa e sui tempi di esecuzione delle analisi preliminari.

Meno campioni significa meno tempo, meno costi di laboratorio, meno burocrazia. Per un gestore di marina che deve programmare un intervento di dragaggio, può fare la differenza tra un'operazione fattibile e una economicamente insostenibile.

Analisi ecotossicologiche: più chiarezza, meno oneri

Il decreto introduce anche aggiornamenti nelle procedure di caratterizzazione ecotossicologica e chimica dei sedimenti. Viene definita una batteria minima di almeno tre saggi ecotossicologici per garantire rappresentatività biologica adeguata, ma vengono semplificati alcuni requisiti formali relativi ai rapporti di analisi chimica, con minori specifiche su metriche di controllo qualità e limiti di quantificazione.

In pratica, il processo di caratterizzazione dei materiali diventa più lineare mantenendo i requisiti di affidabilità scientifica necessari per la valutazione ambientale. Ancora una volta, si traduce in procedure più snelle senza abbassare la guardia sulla tutela dell'ambiente.

Gestione operativa: nuove opzioni per i sedimenti

Un ulteriore elemento importante riguarda la gestione operativa dei sedimenti, con l'introduzione di criteri più flessibili per alcune classi di materiali considerati a minore impatto ambientale.

Il nuovo allegato tecnico formalizza la possibilità di immersione in ambiente conterminato anche in assenza del requisito più stringente della completa ritenzione granulometrica. Inoltre, i sedimenti classificati come classe "D" con parametri di tossicità "trascurabile" possono essere gestiti in modo simile alla classe "C", caratterizzata da requisiti meno restrittivi.

Queste disposizioni ampliano le opzioni operative disponibili e possono contribuire a ridurre la complessità tecnica di alcuni interventi di dragaggio, rendendo economicamente sostenibili operazioni che prima potevano risultare proibitive.

Siti di immersione: criteri ambientali aggiornati

Il decreto aggiorna anche i criteri per l'individuazione dei siti destinati all'immersione dei materiali di escavo. La definizione delle aree idonee fa ora riferimento al principio di assenza di effetti negativi, anche indiretti, su habitat e specie protette, un approccio più preciso e cautelativo.

Vengono inoltre introdotti nuovi parametri dimensionali per la gestione dei volumi, con riferimento a valori fino a 100.000 metri cubi per chilometro quadrato, consentendo una pianificazione più strutturata delle operazioni. L'obiettivo è garantire la compatibilità ambientale delle attività di immersione mantenendo la sostenibilità operativa degli interventi.

Cosa cambia concretamente per i marina

Le modifiche introdotte dal decreto hanno implicazioni dirette per i gestori di marina, le autorità portuali e gli operatori coinvolti nelle attività di manutenzione dei fondali. La semplificazione delle procedure di campionamento e la maggiore flessibilità nella gestione dei sedimenti possono migliorare la programmabilità degli interventi, ridurre i tempi tecnici delle attività preliminari, ottimizzare i costi operativi e facilitare il mantenimento delle condizioni operative dei porti turistici.

Questo aspetto assume particolare rilievo nel segmento della nautica di maggiori dimensioni, dove la disponibilità di adeguate profondità operative è un fattore determinante per l'accessibilità e la competitività dei marina. Un porto che può accogliere yacht di 30-40 metri ha un posizionamento di mercato completamente diverso da uno che si ferma ai 20 metri.

Un aggiornamento tecnico con effetti pratici immediati

Il nuovo allegato tecnico al Dm 176/2016 rappresenta un aggiornamento significativo del quadro normativo sulla gestione dei materiali di escavo marino. Non è una rivoluzione, ma un miglioramento concreto che interviene su aspetti operativi fondamentali: campionamento, caratterizzazione e gestione dei sedimenti.

Per il sistema portuale e per la nautica da diporto, la possibilità di operare con procedure più chiare e criteri tecnici aggiornati può rendere più efficiente la manutenzione dei fondali e garantire la piena operatività delle infrastrutture.

In un contesto caratterizzato dalla crescita dimensionale della flotta da diporto e dalla crescente rilevanza dei marina nel sistema nautico europeo, la gestione efficace delle attività di dragaggio non è un dettaglio tecnico ma una componente essenziale per assicurare accessibilità, sicurezza e continuità operativa delle infrastrutture portuali. Questo decreto va nella direzione giusta.

L'Allegato Tecnico del Decreto attuativo dell’art. 109, comma 2, D.lgs. 152/2006 e ss.mm.ii., è scaricabile in fondo a questa pagina.

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