Earth 300, il concept di superyacht a propulsione nucleare di Aaron Olivera
Propulsione nucleare nello yachting: bilanciare innovazione, rischio e responsabilità
Quando si parla di propulsione nucleare nello yachting, all’ambizione ingegneristica deve necessariamente corrispondere un’adeguata architettura giuridica.
Ezio Dal Maso, avvocato marittimista con esperienza nei settori internazionali dello shipping e dello yachting, affronta il tema con un approccio pragmatico: l’innovazione è possibile, ma solo se sostenuta da quadri regolatori aggiornati, convenzioni chiare in materia di responsabilità e protocolli operativi efficaci per l’accesso ai porti.
In un contesto geopolitico e tecnologico in rapida evoluzione, egli sostiene che il dibattito giuridico non possa più restare ancorato a presupposti risalenti all’epoca della Guerra Fredda.
PressMare - Considerate le stringentipreoccupazioni normative, di sicurezza e ambientali legate alla propulsione nucleare, come si può bilanciare innovazione e rischio — sia per l’armatore/utilizzatore, sia in termini di esposizione reputazionale o regolatoria per designer e cantieri?
Ezio Dal Maso - L’adozione della propulsionenuclearepotrebbe ridurre drasticamente le emissioni e stabilire nuovi standard per uno yachting sostenibile, ma solo se supportata da strutture giuridiche, regolatorie e assicurative solide e adeguatamente aggiornate.
L’attuale quadro normativo relativo alla propulsione nucleare a bordo di navi mercantili e yacht è il risultato di un mosaico di convenzioni internazionali adottate nel periodo successivo alla Seconda guerra mondiale e durante la Guerra Fredda. Tali strumenti si basano su presupposti tecnologici e geopolitici degli anni ’70 e ’80, fortemente influenzati dal timore di una diffusione globale del nucleare. Inoltre, le poche superpotenze che disponevano della tecnologia miravano a limitarne l’accesso ad altri Stati, mentre alcuni gravi incidenti nelle centrali nucleari terrestri hanno contribuito a consolidare un’opinione pubblica fortemente critica.
I principali testi normativi non affrontano oggi le realtà delle nuove tecnologie, come i moderni reattori modulari di piccola taglia (SMR), né forniscono indicazioni chiare in materia di accesso ai porti, logistica del combustibile, responsabilità civile e coperture assicurative per unità private.
La situazione attuale è però significativamente diversa sotto il profilo geopolitico e tecnologico, ed è giunto il momento di orientarsi verso un’adozione del nucleare anche nello shipping e nello yachting.
Questo orientamento è riconosciuto dalle recenti risoluzioni dell’International Maritime Organization (IMO), che ha avviato la revisione del Nuclear Ship Code del 1981, testo che definisce i principi generali di sicurezza e accettazione del rischio. Si tratta di un momento cruciale: l’industria dello yachting ha un’opportunità unica di collaborare con i regolatori per contribuire alla definizione di un nuovo quadro normativo basato su obiettivi (“goal-based”), capace di coniugare sicurezza, tutela ambientale e innovazione.
Per armatori, designer e cantieri, il percorso è chiaro. Le principali società di classificazione stanno dialogando con regolatori e Stati di bandiera per sviluppare protocolli pratici di ingresso nei porti. In questo modo è possibile gestire il rischio in modo responsabile, favorendo al contempo una nuova fase di progresso tecnologico.
Ostacoli normativi e di classificazione
PM - Quali sono, a suo avviso, le principali sfide normative o di classificazione che devono essere affrontate prima che la propulsione nucleare possa diventare una soluzione concreta nel settore dei superyacht — sia in termini di diritto marittimo internazionale sia di società di classificazione? E quali passi ritiene più importanti per far progredire questo confronto?
EDM - Le principalisfide normative e di classificazione sono tre:
1. Lacune giuridiche e regolatorie: Le convenzioni esistenti (UNCLOS, SOLAS, MARPOL, standard IAEA) risultano datate e prive di disposizioni specifiche per i nuovi reattori e per le unità private. Non esiste un quadro organico e armonizzato in materia di autorizzazioni, qualifiche dell’equipaggio, accesso ai porti o responsabilità dell’armatore in caso di incidente. L’assenza di certezza giuridica rappresenta un ostacolo agli investimenti.
2. Preparazione delle società di classificazione: La maggior parte delle società di classificazione ha esperienza limitata con unità a propulsione nucleare, considerando che quasi tutte le navi attualmente operative sono di proprietà statale o appartenenti a flotte militari. Sarà necessario sviluppare nuove regole per progettazione, costruzione e operatività, in stretta coordinazione con IMO e IAEA.
3. Assicurazione e responsabilità: Le polizze marittime standard escludono i rischi nucleari. In assenza di convenzioni chiare sulla responsabilità e di prodotti assicurativi dedicati, finanziamento e operatività resteranno problematici.
Per progredire, il settore dovrà:
· Collaborare con IMO e IAEA nella revisione del Nuclear Ship Code, assicurando che i nuovi standard siano pratici e coerenti con le tecnologie moderne. Molte convenzioni marittime assumono come riferimento la marina mercantile: è fondamentale che la voce dello yachting venga ascoltata, affinché possa beneficiare appieno delle modifiche future.
· Lavorare con le società di classificazione per sviluppare regole “nuclear-ready” e protocolli di emergenza sia a bordo sia nei porti.
· Coinvolgere le Export Credit Agencies (ECA) — come Bpifrance, SACE, Eksfin, UKEF e altre — che hanno dimostrato apertura verso progetti marittimi avanzati e sostenibili. Il loro intervento può contribuire a ridurre il rischio nelle fasi iniziali e ad attrarre capitali privati.
· Promuovere la creazione di pool assicurativi specializzati e di quadri chiari in materia di responsabilità.
Attraverso questi passaggi, il settore può costruire un percorso concreto verso l’introduzione della propulsione nucleare nello yachting.
Domanda di mercato e accettabilità degli armatori
PM - Qual è la suapercezione della domanda da parte degli armatori per sistemi di propulsione realmente a zero emissioni o a emissioni radicalmente ridotte? Ritiene che vi siano armatori disposti ad accettare la propulsione nucleare non solo dal punto di vista delle prestazioni, ma anche della percezione pubblica? Quali sfide comunicative prevede (opinione pubblica, assicurazioni, accesso ai porti, ecc.)?
EDM - Esisteunacrescente fascia di armatori realmente impegnati verso soluzioni a zero emissioni o a emissioni radicalmente ridotte, motivati sia da responsabilità ambientale sia dal desiderio di leadership tecnologica. Paradossalmente, potrebbe essere più semplice per un armatore privato fare da pioniere nella propulsione nucleare rispetto a una grande compagnia di navigazione commerciale.
Le grandi compagnie devono infatti confrontarsi con ambienti stakeholder complessi e con significativi rischi reputazionali, che le rendono più caute nell’adozione di nuove tecnologie in assenza di un solido business case.
Per un armatore privato, la decisione può essere più personale e guidata da una visione di esplorazione, autonomia e sostenibilità. Può inoltre disporre delle risorse per finanziare direttamente il progetto, mentre una compagnia commerciale difficilmente avvierebbe un investimento di tale portata senza il supporto del sistema bancario.
Le sfide percettive restano tuttavia rilevanti: preoccupazioni pubbliche sulla sicurezza nucleare, esitazioni del mercato assicurativo e necessità di protocolli chiari per l’accesso ai porti rappresentano ostacoli concreti.
La comunicazione sarà determinante. Armatori, designer e cantieri dovranno essere trasparenti in merito alle misure di sicurezza, alla conformità normativa e ai benefici ambientali. Coinvolgere sin dalle prime fasi comunità locali, autorità e opinione pubblica sarà fondamentale per costruire fiducia e accettazione.
Con il progressivo chiarimento del quadro normativo e l’emergere di progetti pilota di successo, anche l’accettazione del mercato potrà crescere.
Filippo Ceragioli
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