Anastassov, CEO Ferretti, agli investitori: Niente sconti per inseguire i volumi

Editoriale

19/05/2026 - 16:59
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Le conferenze sui risultati trimestrali hanno una loro liturgia precisa: si presentano i numeri, il management commenta, gli analisti fanno domande cortesi ma taglienti. Quella di Ferretti Group sul primo trimestre 2026 ha seguito il copione, ma con una variabile in più: era la prima uscita pubblica di Stassi Anastassov nei panni di CEO. E quando cambia il protagonista, anche le domande cambiano peso. Accanto ad Anastassov, Margherita Sacerdoti per le Investor Relations e Marco Zammarchi, direttore finanziario del gruppo. I numeri sul tavolo erano già noti - li avevamo raccontati stamattina - ma gli analisti di Equita, Goldman Sachs, UBS e altri investitori internazionali non erano lì per ripassarli. Erano lì per capire altro: come legge il mercato il nuovo management, cosa pensa del rallentamento degli ordini, dove vuole portare il gruppo ecc. Il trimestre, nei numeri, racconta effettivamente una frenata. L'order intake è calato rispetto all'anno scorso, in particolare sui grandi contratti: superyacht e unità made-to-measure che erano in trattativa ma non hanno ancora trovato la firma. Il management ha offerto una spiegazione geografica e geopolitica - tensioni in Medio Oriente e Africa che allungano i tempi decisionali - e ha insistito su un concetto che è tornato più volte durante la call: la domanda c'è, ma impiega più tempo a diventare ordine. A sostegno di questa lettura, un dato concreto: le trattative aperte valgono circa 630 milioni di euro, il 75% in più rispetto allo stesso periodo dell'anno scorso. Non è un numero da ignorare.

Il backlog, intanto, tiene. L'order bank si mantiene attorno a 1,7 miliardi di euro, sostanzialmente invariata rispetto a fine 2025, e garantisce visibilità sui ricavi per i prossimi anni. È proprio questo ammortizzatore che ha limitato i danni sulle consegne: i ricavi del trimestre sono scesi dell'8%, a circa 302 milioni contro i 329 dell'anno precedente, una flessione che il gruppo considera contenuta rispetto all'entità del calo commerciale. Anche i margini hanno retto meglio del previsto. L'EBITDA adjusted margin si è attestato al 16,1%, in lieve miglioramento sul primo trimestre 2025, grazie al mix prodotto e a una disciplina sui costi che il management ha difeso con convinzione. La logica è semplice: meglio vendere meno e vendere bene, concentrarsi su high composite, made-to-measure e branded superyacht piuttosto che rincorrere i volumi con strumenti che bruciano margine.

Sul pricing, la domanda di un analista è arrivata dritta al punto: state vedendo più pressione competitiva? La risposta è stata altrettanto diretta. Sulle unità oltre i 30 metri, nessun cambiamento significativo: lì si compete sul prodotto e sul brand, non sul prezzo. Nel segmento entry-level oltre gli 80 piedi, invece, qualche competitor britannico sta spingendo sugli sconti in modo aggressivo. Ferretti non intende seguirli. Ed è qui che Anastassov ha detto la cosa più netta di tutta la sessione. "Il modo più veloce per distruggere un brand è iniziare a fare sconti sotto pressione competitiva." Pausa. Poi: la strategia continuerà a puntare su qualità, design, differenziazione. "Preferiamo rallentare la produzione piuttosto che compromettere marginalità e posizionamento." Non è retorica di presentazione: è una scelta industriale che il mercato saprà valutare nei prossimi trimestri.

Il mercato americano è stato l'altro grande tema della conferenza. Gli analisti di Goldman Sachs hanno chiesto, Anastassov ha risposto con una franchezza inusuale per un CEO al suo debutto: la quota di business sviluppata negli Stati Uniti è ancora lontana dal potenziale, e Ferretti deve capire meglio cosa vuole il cliente americano - e come raggiungerlo. "Gli strumenti che funzionano in Europa - Monaco, Cannes - non necessariamente funzionano allo stesso modo negli Stati Uniti." È un'ammissione di lavoro da fare, non di problema irrisolvibile. Ma è significativo che il nuovo CEO abbia scelto di dirlo esplicitamente, anziché venderla come un'opportunità già in mano.

Il confronto più acceso, però, è stato sulla generazione di cassa. Un investitore ha sollevato una questione difficile da aggirare: negli ultimi otto anni il gruppo ha prodotto circa un miliardo di euro di EBITDA cumulato, ma soltanto circa 100 milioni di free cash flow. Una conversione considerata bassa, con tatto ma chiarezza. Il management ha risposto articolando il ragionamento: gran parte della cassa è stata assorbita dal grande piano di espansione industriale realizzato tra Ravenna, Ancona e La Spezia, con circa 380 milioni di euro investiti per aumentare la capacità produttiva. Quella fase è ora sostanzialmente conclusa, e il gruppo si aspetta che la normalizzazione dei CapEx - Capital Expenditures, cioè gli investimenti in beni durevoli effettuati da un’azienda - si traduca in una migliore conversione dell'EBITDA in cassa. Anastassov ha confermato senza esitazioni: "È una priorità e valuteremo tutte le opzioni possibili." Breve, diretto, senza promesse che non può ancora mantenere.

Inevitabile, infine, il capitolo governance. Un'analista ha chiesto esplicitamente delle recenti dichiarazioni di KKCG e del clima post-assembleare. Anastassov ha scelto la strada della sobrietà: il suo ruolo è "esecutivo e non politico", il principale azionista accompagna il gruppo da quattordici anni, il precedente management ha governato per dodici. "L'unico vero cambiamento è la nomina di un nuovo CEO." Difficile dire se gli investitori abbiano trovato la risposta completamente soddisfacente. Ma è quella che Anastassov ha scelto di dare, e per ora è quella che c'è.

A chiudere, un aggiornamento operativo. Aprile si sarebbe mosso su livelli in linea con l'anno precedente, maggio vedrebbe già diverse trattative in fase avanzata. Il nuovo CEO ha annunciato l'intenzione di incontrare personalmente i clienti coinvolti nelle negoziazioni più importanti - soprattutto nel segmento medio-grande - per accelerare la conversione degli ordini. Un segnale di stile, oltre che di metodo: ci vado io di persona.

Il messaggio complessivo che Ferretti ha cercato di trasmettere è questo: il rallentamento del trimestre è reale, ma è un problema di timing, non di domanda strutturale. Ordini in ritardo, non ordini persi. Il backlog regge, i margini tengono, la strategia non cambia.

Adesso tocca ai numeri confermare la tesi.

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