Grand Soleil Plus 80 LC, la prova in mare di Bianca II
Il Grand Soleil 80 Long Cruise, appartenente alla nuova gamma Plus di Cantiere del Pardo, farà il proprio debutto pubblico internazionale al Cannes Yachting Festival. PressMare ha avuto il privilegio di provare Bianca II, il primo esemplare, nelle acque davanti a Porto Cervo al termine della Grand Soleil Cup. La nuova ammiraglia aveva partecipato all’evento ottenendo il secondo posto assoluto al proprio esordio, alle spalle del Grand Soleil Plus 72 Performance PantaRei 2, pur non essendo stata concepita specificamente per le regate.
Oltre a valutarne il comportamento in mare, abbiamo avuto l’opportunità di analizzare molti dettagli tecnici grazie alla presenza a bordo del progettista Matteo Polli e di Alessandro Pera, dell’ufficio tecnico Grand Soleil di Cantiere del Pardo.

Le sensazioni al timone sono state ottime. Con un Maestrale inizialmente intorno ai 12 nodi e poi in progressivo calo, Bianca II ha dimostrato maneggevolezza durante le manovre e immediatezza nella risposta al timone e alle regolazioni. A colpire maggiormente è stata però la notevole stabilità di rotta, una qualità particolarmente importante su una barca destinata alla crociera. È un bell’esempio di cruiser veloce, gestibile con un equipaggio ridotto grazie al fiocco autovirante e alle regolazioni servoassistite dai comandi a pulsante raccolti sulle consolle delle due timonerie.
L'ammiraglia del Cantiere del Pardo
Con i suoi 26,20 metri fuori tutto, il Grand Soleil Plus 80 Long Cruise è la barca più grande mai costruita da Cantiere del Pardo. Non si tratta semplicemente di un 72 portato a una scala superiore, ma di un progetto completamente a sé, con una complessità impiantistica e un livello di personalizzazione che lo avvicinano al mondo dei maxi yacht custom, pur mantenendo una base costruttiva strutturata e la riconoscibile filosofia Grand Soleil. Bianca II è stata realizzata nello stabilimento di Fano dedicato alla linea Plus. Il concept è di Cantiere del Pardo, mentre Matteo Polli firma l’architettura navale e il piano velico. Nauta Design ha curato gli esterni, gli interni e il layout; Marco Lostuzzi ha seguito l’ingegnerizzazione delle strutture in composito. L’ufficio tecnico del cantiere ha svolto il lavoro di raccordo tra le diverse discipline e ha progettato internamente gli impianti, integrandoli fin dall’origine con strutture, arredamento e spazi tecnici. Le dimensioni sono 23,99 metri di lunghezza dello scafo, 22 metri al galleggiamento e 6,60 metri di baglio massimo. Il dislocamento leggero dichiarato per il modello è di 42,5 tonnellate, ma la configurazione di Bianca II comporta un peso superiore per la presenza della propulsione elettrica, dei generatori, delle batterie e di un allestimento particolarmente completo, coerente con la destinazione al charter.

Lo scafo è costruito in infusione di fibra di vetro con rinforzi in carbonio nelle zone maggiormente sollecitate. Il carbonio viene utilizzato anche nelle piattabande, le fasce di laminazione che collegano e rendono solidali le strutture interne, come paratie e altre nervature, con lo scafo e la coperta. Alcune paratie portanti sono anch’esse rinforzate in carbonio, mentre gli elementi che svolgono soltanto una funzione di compartimentazione sono realizzati in vetroresina o con pannelli alleggeriti. Una particolare attenzione è stata riservata all’integrazione degli impianti. In diversi punti i passaggi di cavi e condutture sono ricavati direttamente nelle strutture attraverso tubi in composito inseriti nelle paratie. La soluzione permette di lavorare con rivestimenti sottili, mantenendo gli impianti ordinati, protetti e comunque accessibili per le ispezioni.
Una carena sviluppata per dislocamenti differenti
Le linee d’acqua riprendono il family feeling dei Grand Soleil Plus 65 e 72, ma incorporano l’esperienza maturata da Polli con i modelli precedenti. Una delle difficoltà consisteva nel progettare una carena capace di lavorare correttamente entro una fascia piuttosto ampia di dislocamenti: sullo stesso scafo possono infatti trovare posto una versione Long Cruise molto accessoriata, come Bianca II, oppure un’imbarcazione più leggera e maggiormente orientata alle prestazioni, la versione Performance. Le sezioni di prua presentano una stellatura pronunciata, tipica delle linee d'acqua di Polli, per addolcire il passaggio sull’onda e limitare le accelerazioni verticali quando si naviga con mare formato. Procedendo verso poppa, lo scafo si allarga progressivamente e mantiene buona parte del baglio, generando volumi interni importanti e una notevole stabilità di forma. La carena è però disegnata in modo che la larghezza si riduca sensibilmente in prossimità del galleggiamento, così da non aumentare eccessivamente la superficie bagnata, soprattutto nelle arie leggere. La lunghezza al galleggiamento contribuisce in maniera decisiva al comfort, durante la nostra prova a Porto Cervo, Bianca II ha sempre mantenuto il proprio assetto senza essere soggetta al beccheggio che avrebbe interessato una barca più corta.

Chiglia telescopica e doppio timone
L’aspetto più caratterizzante dell’architettura navale di Bianca II è l’abbinamento tra chiglia telescopica e doppia pala del timone. La lama della chiglia scorre verticalmente nella propria struttura e termina con un bulbo. L’insieme formato da lama, meccanismo e bulbo pesa circa 11.500 chilogrammi. Il pescaggio può variare da 2,70 a 4,40 metri: con la chiglia sollevata un 80 piedi può accedere a porti e rade altrimenti difficilmente praticabili; completamente abbassata, la zavorra lavora con un braccio molto maggiore e aumenta sensibilmente il momento raddrizzante. Il pescaggio ridotto in configurazione d’ingresso in porto non avrebbe consentito di adottare una singola pala centrale sufficientemente profonda. Un timone limitato a quella misura sarebbe risultato corto e largo, quindi poco efficiente. Con due pale è invece possibile suddividere la superficie necessaria fra profili più piccoli, sottili e allungati. Matteo Polli ha interpretato il doppio timone in modo diverso rispetto a molte barche, soprattutto quelle più orientate alla regata. Le pale sono inclinate di 15 gradi e collocate relativamente vicine all’asse longitudinale, così da rimanere entrambe immerse quando Bianca II è diritta. Sulle barche più sportive vengono spesso posizionate più esterne e maggiormente inclinate: a scafo sbandato il timone sottovento lavora quasi verticale, mentre quello sopravvento emerge e riduce la superficie bagnata. Questa soluzione può però penalizzare le manovre a motore, soprattutto in retromarcia. Sul Grand Soleil Plus 80 LC si è cercato un compromesso più adatto alla crociera. Mantenendo entrambe le pale immerse è stato possibile ridurne la superficie e ottenere due profili ad alto allungamento, efficaci a vela ma capaci di conservare una buona presa sull’acqua anche in porto. Posizione e angolazione sono state definite anche attraverso simulazioni CFD, le analisi fluidodinamiche al computer utilizzate per studiare il comportamento dell’acqua intorno allo scafo e alle appendici.

La manovrabilità rilevata durante la prova conferma la validità della scelta. Nonostante Bianca II disponga del solo bow thruster e non dello stern thruster, la poppa ha risposto in modo prevedibile e le due pale hanno mantenuto un controllo soddisfacente anche alle basse velocità. Questa configurazione non è obbligatoria per tutti i Grand Soleil 80: il modello può essere realizzato anche con chiglia fissa e un solo timone centrale. La versione Performance in costruzione adotterà proprio questa soluzione, più efficiente dal punto di vista idrodinamico ma inevitabilmente meno versatile nell’accesso agli approdi.
Le prestazioni rilevate
Con il vento reale tra 10 e 10,5 nodi, il Grand Soleil Plus 80 LC ha navigato di bolina a circa 6,5 nodi. Lo sbandamento era sufficiente a ridurre la superficie bagnata senza diventare eccessivo, con la barca ben appoggiata sulle proprie linee e capace di mantenere la rotta senza richiedere correzioni. È un dato coerente con la tipologia dello yacht, con il suo dislocamento e con il peso aggiuntivo degli impianti installati su Bianca II. Al timone non arriva una risposta nervosa, né sarebbe auspicabile su un cruiser di 80 piedi, ma i movimenti della ruota vengono recepiti con immediatezza. La barca entra in virata con un bell' abbrivio e si assesta rapidamente sul nuovo bordo. La doppia pala rende il comando progressivo e leggermente filtrato, ma la precisione resta buona e, una volta trovato l’angolo corretto, Bianca II mostra una naturale tendenza a mantenerlo.
Non abbiamo potuto navigare al lasco con il gennaker, ma abbiamo aperto il “frullone”, una grande vela di prua avvolgibile, utilizzandolo al traverso e di bolina larga. Tecnicamente parlando si tratta di una FFR, acronimo per Flat Furling Reacher: una vela intermedia fra un Code 0 e un gennaker, più piena e potente del primo ma più piatta del secondo, quindi utilizzabile entro un arco più ampio di angoli al vento. Con la caduta prodiera ben tesa lavora nelle andature più strette; riducendone la tensione acquista profondità e permette di poggiare.
Con 10,5 nodi di vento reale, Bianca II ha raggiunto 9,5 nodi con un angolo del vento apparente di 68 gradi. Abbiamo poi provato a stringere ancora di qualche grado per aumentare la pressione sulla vela, vedendo il log guadagnare alcuni decimi quando siamo tornati a poggiare leggermente e l’assetto si è riequilibrato. Più del dato assoluto, condizionato dal vento in calo e dall’impossibilità di provare tutte le vele, è risultata convincente la facilità con la quale la barca ha trasformato ogni regolazione in un cambiamento percepibile di velocità.
Piano velico e regolazione tridimensionale del fiocco
L’albero Axxon in carbonio è collocato piuttosto arretrato. La scelta aumenta la lunghezza della J, la distanza orizzontale tra l’albero e il punto di mura del fiocco, permettendo di adottare vele di prua più grandi e potenti rispetto agli autoviranti di dimensioni ridotte presenti su molti grandi cruiser. L’obiettivo è conservare una buona capacità di navigazione nelle brezze mediterranee, senza dover ricorrere a un genoa sovrapposto di più complessa gestione in virata. Il vantaggio della J più ampia rimane anche quando il vento aumenta, perché anche la trinchetta può svilupparsi su un triangolo di prua più lungo e mantenere dimensioni efficienti. La superficie velica complessiva dichiarata per il modello è di circa 400 metri quadrati.
Bianca II può utilizzare il fiocco autovirante, come nella nostra prova, oppure un fiocco sovrapposto al 110% con regolazione tridimensionale del punto di scotta. Il cosiddetto 3D trimming elimina il tradizionale carrello trasversale: la scotta passa attraverso un anello a basso attrito la cui posizione viene controllata da due circuiti. Uno sposta l’anello verso l’alto o verso il basso, l’altro verso l’interno o l’esterno della barca. Il timoniere o l’equipaggio possono così modificare con precisione la profondità del fiocco e l’apertura della balumina. Le regolazioni della randa e le vele di prua avvolgibili possono essere gestite direttamente dai comandi presenti sulle consolle gemelle della timoneria.
Le manovre sono concentrate nella zona poppiera, separata dal grande pozzetto destinato agli ospiti. Bianca II non dispone del tradizionale carrello della randa, la cui corsa trasversale avrebbe creato una zona potenzialmente pericolosa durante le manovre, soprattutto con persone meno abituate a muoversi a bordo. La scotta lavora centralmente ed è rinviata sottocoperta a un captive winch, un verricello nel quale la cima si avvolge su un tamburo protetto e non rimane esposta in coperta. Sul boma sono previsti punti di attacco che, in caso di avaria del sistema principale, permettono di armare una scotta d’emergenza e rinviarla ai winch laterali.
Il boma in carbonio è del tipo Park Avenue, con sezione superiore a V, in questo caso di larghezza abbastanza contenuta. Quando viene ammainata, la randa scende al suo interno guidata dai carrelli sull’albero, ma deve poi essere ordinata e assicurata dall’equipaggio. Non è quindi un avvolgibile nel boma: richiede maggiore intervento manuale, ma permette di conservare una randa steccata dalla forma più efficiente, coerente con la volontà di non rinunciare alle prestazioni e di utilizzare occasionalmente la barca in regata.
Propulsione elettrica e rigenerazione
La personalizzazione tecnicamente più rilevante richiesta dall’armatore è il sistema di propulsione elettrica Torqeedo. Un motore da 100 kW aziona direttamente la linea d’asse, senza il tradizionale riduttore, mentre due generatori Fischer Panda da 45 kW alimentano il sistema e ricaricano le batterie. Il pacco è formato da due moduli da 40 kWh, per una capacità complessiva di 80 kWh. L’elica a pale fisse è stata preferita a una folding per massimizzare il rendimento in entrambe le direzioni: durante la propulsione e quando, navigando a vela, il flusso dell’acqua mette in rotazione l’elica e consente al motore elettrico di funzionare da generatore. La maggiore resistenza rispetto a un’elica abbattibile è il prezzo da pagare per aumentare la capacità di rigenerazione e ridurre il ricorso ai gruppi elettrogeni. Il sistema può funzionare in modalità interamente elettrica, sfruttando l’energia accumulata nelle batterie, oppure con l’intervento di uno o di entrambi i generatori. In manovra il motore elettrico eroga la coppia senza ritardo e consente di dosare con precisione la spinta, mentre l’assenza di rumore e vibrazioni modifica sensibilmente l’esperienza a bordo. Il vantaggio diventa ancora più evidente di notte, quando le batterie possono alimentare i servizi senza tenere acceso un generatore. Nella scelta dell’armatore ha pesato anche la possibilità di muoversi in modalità elettrica nelle aree marine nelle quali sono previste restrizioni per le propulsioni convenzionali. Batterie e generatori sono stati concentrati nella parte centrale e bassa della barca, limitandone l’effetto sull’assetto e contribuendo ad abbassare il centro di gravità.
Separato dalla propulsione, ma integrato nella medesima architettura energetica, è l’impianto oleodinamico che alimenta winch, pistoni, regolazioni delle vele e movimentazione della chiglia. La fonte principale è una PTO da 30 kW: la PTO, acronimo di Power Take-Off, è una presa di potenza che utilizza l’energia disponibile nel sistema per azionare la pompa idraulica centrale. Una seconda pompa indipendente costituisce il sistema di emergenza. È dimensionata per garantire le operazioni indispensabili, innanzitutto il sollevamento della chiglia e la possibilità di issare una persona in testa d’albero. Le altre utenze rimangono disponibili, ma funzionano a velocità ridotta. Su una barca nella quale molte funzioni dipendono dall’oleodinamica, questa ridondanza è essenziale per impedire che un’avaria al circuito principale comprometta la sicurezza.

Interni sviluppati per il charter
La disposizione degli interni di Bianca II non risponde soltanto alla ricerca di spazio e comfort, ma è stata ottimizzata intorno alle esigenze concrete del charter. L’esperienza maturata dall’armatore con il precedente Grand Soleil Plus 72 LC ha portato a una separazione più rigorosa tra i percorsi degli ospiti e quelli dell’equipaggio, così che il servizio possa svolgersi senza interferire con la vita privata a bordo. Le quattro cabine destinate agli ospiti dispongono tutte di bagno privato. A prua si trova l’armatoriale, concepita come una vera suite, mentre le altre cabine offrono letti matrimoniali o separati e, dove previsto, cuccette aggiuntive. La configurazione può quindi rispondere alle esigenze di coppie, famiglie o gruppi di amici, un elemento importante per una barca proposta sul mercato del charter. A poppa si concentra l’area di servizio, con la cucina professionale, la postazione di navigazione e gli spazi riservati all’equipaggio. Un accesso diretto dal pozzetto permette a skipper e personale di bordo di raggiungere la zona di lavoro senza attraversare il salone e gli ambienti destinati agli ospiti. Il layout stabilisce così una distinzione netta tra una parte anteriore e centrale vissuta come residenza privata e una zona poppiera dedicata alla conduzione e alla gestione quotidiana dello yacht.
La rinuncia al garage per il tender ha consentito di destinare maggiori volumi alla refrigerazione, alla cambusa e ad apparecchiature come lavastoviglie e lavasciuga, più utili durante settimane di charter o lunghe permanenze a bordo. Il salone rialzato beneficia delle ampie superfici vetrate della tuga, che assicurano molta luce naturale e una visuale quasi continua verso l’esterno. La larghezza di 6,60 metri genera un ambiente considerevole, organizzato con una zona lounge e una seconda area destinata alla convivialità e ai pasti. Sotto il pagliolato si sviluppa un volume tecnico nel quale sono concentrati parte degli impianti e dei serbatoi: una soluzione che semplifica gli interventi di manutenzione, contribuisce a isolare acusticamente le zone abitative e mantiene i pesi nella parte centrale e bassa dello scafo.
Gli interni conservano il tratto pulito e misurato tipico di Nauta Design, con geometrie nette, superfici poco affollate e un uso controllato della decorazione. Su Bianca II, tuttavia, questo linguaggio si arricchisce di elementi nuovi e originali. Alcuni dettagli, le alternanze cromatiche e il disegno dei pannelli e dei rivestimenti introducono suggestioni di gusto orientale senza trasformare gli ambienti in un esercizio tematico. È una scelta che conferisce alla barca un’identità più personale rispetto alla consueta neutralità di molti interni contemporanei e che, a nostro giudizio, rappresenta uno degli aspetti meglio riusciti dell’allestimento. Il rovere naturale domina mobili e rivestimenti, mentre per il pagliolato è stata scelta un’essenza precomposta Alpi dalla tonalità più scura. I mobili di maggiori dimensioni utilizzano supporti alleggeriti e alcuni cielini, pannelli e rivestimenti sono costruiti in sandwich, anche per compensare in parte il peso della propulsione elettrica e delle numerose dotazioni. La falegnameria è affidata a un fornitore storico di Cantiere del Pardo e conserva una qualità di lavorazione artigianale chiaramente percepibile. All’esterno, il teak naturale è posato in opera doga per doga dai tecnici del cantiere.
Bianca II dimostra come la linea Grand Soleil Plus sia concepita non tanto come una successione di modelli rigidamente definiti, quanto come una piattaforma tecnica sulla quale costruire yacht differenti per programma e carattere. Propulsione elettrica, chiglia telescopica, doppi timoni e layout destinato al charter rispondono alle richieste di questo armatore; la successiva versione Performance adotterà soluzioni diverse.
Il risultato, nel caso del primo Grand Soleil Plus 80 LC, mantiene la promessa di un cruiser confortevole, facile da condurre e relativamente veloce in rapporto alla propria tipologia e al livello di equipaggiamento. Soprattutto, la complessità degli impianti tende a scomparire quando si prende il timone: rimangono la stabilità di rotta, la risposta alle regolazioni e il piacere, tutt’altro che scontato su una barca di queste dimensioni, di continuare a governarla personalmente.
Giuliano Luzzatto

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