Gianguido Girotti

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Gianguido Girotti e l'addio a Beneteau: Chiudo un ciclo, ora guardo al lusso

Editoriale

23/03/2026 - 07:02

A seguito della conferma da parte del Gruppo Beneteau dei rumor circolati circa l’uscita di Gianguido Girotti dal top management, PressMare lo ha raggiunto telefonicamente per un commento sulla vicenda, per molti versi inaspettata. Quando lo avevamo intervistato al Boot di Dusseldorf, a fine gennaio, nulla ci aveva fatto presagire un cambio di questa portata.

PressMare - Nella pubblicazione dei risultati finanziari avete comunicato la tua uscita dal Gruppo Beneteau in modo piuttosto “soft”. Possiamo dire chiaramente che è stata una tua decisione?

Gianguido Girotti - Sì, è stata una scelta ponderata. Ne ho discusso anche con la mia famiglia. A un certo punto arrivi alla fine di un ciclo e devi decidere se iniziarne uno nuovo – quindi rimetterti in gioco con un’altra fase di trasformazione dell’azienda – oppure chiudere e guardare oltre. Ho preferito dare le dimissioni a gennaio e costruire un percorso di accompagnamento serio e costruttivo fino all’assemblea generale.

PM - Quando parli di “fine di un ciclo”, cosa intendi concretamente?

GG - Le aziende lavorano su piani strategici pluriennali. A questo livello non si ragiona su orizzonti brevi: parliamo di cicli di tre, quattro, cinque anni. Io ho contribuito a definire e accompagnare la visione strategica del gruppo, ma non avevo più l’energia – né la motivazione – per affrontare un nuovo ciclo operativo completo, a un certo punto devi chiederti se vuoi davvero ripartire da capo.

PM - Una decisione legata quindi più a un percorso personale che ai risultati?

GG - Esattamente. Non è la performance che mi ha portato a questa scelta. Le aziende attraversano fasi diverse, con alti e bassi. Se me ne fossi andato nel momento di massima crescita, qualcuno avrebbe detto che stavo facendo il fenomeno. Ma non è questo il punto, è una scelta più profonda, legata al mio percorso. In questi 11 anni ho fatto un viaggio incredibile, costruendo molto per l’azienda. Un’esperienza che mi ha arricchito sia sotto il profilo professionale che umano.

PM - Un percorso iniziato da lontano…

GG: Sì, sono partito come responsabile prodotto per la vela a cui si è subito aggiunta anche la gamma a motore. All’epoca i numeri della marca Beneteau erano addirittura dietro a quelli di Jeanneau. Ho avuto la fiducia di Carla Demaria, che mi ha fatto crescere e mi ha dato opportunità importanti. Poi sono diventato Direttore generale, successivamente CEO della marca, prima con Jérôme de Metz e poi con Bruno Thivoyon. È stata una crescita continua.

PM - Negli ultimi mesi però qualcosa è cambiato?

GG - Dopo la vendita delle attività immobiliari e il progressivo disimpegno dal charter, il mio perimetro si è ridotto. Prima avevo una responsabilità più ampia e maggiore autonomia. Negli ultimi otto mesi il ruolo è diventato meno interessante per me, proprio per questa minore autonomia operativa.

PM - Possiamo dire che la nuova configurazione ti stava un po’ stretta?

GG - Diciamo che mi sono trovato in una posizione diversa rispetto a prima. Ma non voglio che passi un messaggio negativo, quello che mi interessa sottolineare è ciò che lascio: una legacy fatta di giovani talenti che hanno interiorizzato il DNA del gruppo. Sfidare lo status quo, innovare per migliorare l’esperienza del cliente. Lascio un team rafforzato, con persone molto valide. Questo è ciò che conta davvero per me.

PM - Dopo di te, sarà Bruno Thivoyon a completare la struttura al vertice?

GG - Sì, esatto.

PM - Guardando avanti, resterai nel settore nautico?

GG - Sì, ma non in concorrenza diretta con il gruppo. L’idea è di aprire un nuovo capitolo, coerente con quello che dicevamo prima sul cambio di ciclo. Ho vissuto un percorso straordinario nella nautica “democratica”: industrializzazione, processi, organizzazione, accessibilità del prodotto. È stato entusiasmante.

PM - Cosa cerchi ora?

GG - Ho sempre desiderato affrontare il segmento del lusso. Abbiamo provato a esplorarlo, ma senza arrivare fino in fondo. È un mondo che mi affascina e dove penso si giocherà la mia prossima sfida. Probabilmente mi ritroverete lì.

Giuliano Luzzatto

 

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