Varo Benetti M/Y Blake

Varo Benetti M/Y Blake

Il varo: il sacrificio delle bollicine per il battesimo del mare

Storia e Cultura

17/08/2019 - 18:31
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Esiste qualche buon motivo per distruggere una bottiglia di ottimo champagne? Secondo noi uno solo: infrangerla sulla propria barca al momento del varo! Un gesto beneaugurante o se preferite apotropaico per armatori e marinai, uomini notoriamente superstiziosi per il retaggio di una cultura che pesca nel lontano passato, quando andar per mare voleva dire affrontare davvero l’ignoto, per l’imprevedibilità degli elementi ma, soprattutto, perché le barche di un tempo erano realmente solo dei fragili gusci, che avevano bisogno anche dei migliori auspici per riportare uomini e cose sani e salvi a casa.

Inondare prima del varo la prua con una magnum di bollicine, è la declinazione moderna dell’antico gesto pagano di sacrificare un animale per utilizzarne il sangue allo stesso modo, imbrattare lo scafo per chiedere propizia dagli dei; poi, del più recente rito cristiano del battesimo del mare, con l’aspersione di acqua santa per benedire la prua. Atto, quest’ultimo, puntuale ancora oggi soprattutto quando si varano imbarcazioni di taglia, scafi da competizione e navi che dovranno portare permanentemente equipaggio.

Una cerimonia che, di fatto, dà un nome proprio alla neonata unità, perché la nave quando tocca acqua è come se prendesse vita, legando la sua anima, si dice che ogni scafo ne abbia una, al destino dei suoi marinai. E se la bottiglia non si rompe? Non è detto che l'unità nasca per forza sfigata, ma il ricordo dei marinai superstiziosi va subito al varo della Costa Concordia, quando il crash della bottiglia si trasformò in un fiasco e... sappiamo com'è andata a finire.

Oggi è sempre più raro, purtroppo, poter assistere al varo tradizionale, quello spettacolare che emoziona di più, con la nave che corre in acqua tramutando con un tuffo un insieme di lamiere in una regina del mare. Troppo complesso, troppo costoso utilizzarlo per i tempi che corrono e poi bisogna che la nave sia costruita o trasportata su un apposito scalo inclinato, struttura di cui non tutti i cantieri dispongono, specie quelli più recenti.

Discorso simile vale per il varo a scivolamento laterale, utilizzato dove non c’è un bacino d’acqua tanto ampio da poter accogliere l’intera lunghezza della nave varata e a farla manovrare. Si tratta di un vero e proprio splash spettacolare perché l’unità, anziché entrare in acqua scivolandoci dentro ad angolo retto, di poppa, vi cala offrendo il fianco, tutta la lunghezza dello scafo, smuovendo all'impatto onde e innescando oscillazioni di rollio tali da mettere subito a dura prova la stabilità della nave stessa.

Sempre più frequente, invece, è il ricorso a sistemi di varo più pratici e meno spettacolari, perché non durano attimi ma minuti se non ore, durante i quali i colossali scafi vengono lentamente lambiti dall’acqua, centimetro dopo centimetro. Calati da sistemi di carro ponte semoventi - travel lift - da piattaforme che funzionano come grossi ascensori - sincro lift - oppure immersi per l’allagamento dei bacini dove sono stati costruiti o trasportati, che siano fissi o galleggianti.

Ciò, tuttavia, non cambia il senso del varo, una festa al culmine di mesi o più spesso anni di lavoro, che hanno coinvolto squadre di operai e tecnici capaci, giorno dopo giorno, di trasformare un progetto su un foglio di carta in una costruzione complessa, di difficoltà a volte anche ardita. Battesimi del mare che in Italia continuano a susseguirsi soprattutto in ambiti dove i nostri cantieri riescono a emergere per la qualità: navi commerciali super lusso, quelle da crociera, navi super tecniche, quelle militari, e navi da diporto, settore della cantieristica nautica che è sempre più punto di riferimento per il mondo degli yachtsman.

Gli ultimi mesi, se ce ne fosse stato bisogno, hanno sicuramente evidenziato questo ruolo preminente dei cantieri italiani sul mercato, grazie ai vari di una serie di unità molto significative, completamente differenti una dall’altra in termini di design e dimensioni: yacht di superlusso, qualitativamente al top, ormai capaci di sfidare gli standard costruttivi dei cantieri nord europei. Ognuno di questi battesimi del mare ha regalato un sogno a un armatore ma va sottolineato che la costruzione di ogni nave ha dato lavoro diretto e indiretto a migliaia di persone, professionisti, specialisti o semplici operai, coinvolgendo aziende di una filiera unica al mondo, di puro Made in Italy. Tanti uomini in festa durante il varo, che considerano la nave anche un po’ loro.

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